Il Commento – SANTONOCITO SANTO-SUBITO: “L’ELISUPERFICIE SALVA UNA VITA” (E NEI 56 MESI PRECEDENTI?)

Il direttore generale dell’Asl smentito dal Soccorso Alpino

Santonocito Santo subito. Con la sola imposizione delle mani, infatti, il direttore generale dell’Asl Roma 5 ha compiuto un nuovo miracolo italiano. Ossia “salvare una vita”, come ha annunciato urbi et orbi alla vigilia dell’assunzione in cielo di Maria, il 13 agosto scorso, facendo decollare anche l’elisuperficie dell’ospedale di Subiaco, seppur in ritardo di oltre 4 anni e mezzo (il decreto Zingaretti del 2014 ne ordinava “l’attivazione entro il 31/12/2015”). Quasi un lustro dopo sono “conclusi i lavori in attesa dei collaudi definitivi”, rimandati però a settembre: “Si dovrà poi attendere la fine della procedura autorizzativa presso l’Enac e la Prefettura per la consegna nei primi giorni di settembre al 118 della piattaforma”. Però il Santo-subito, quando c’è da “salvare una vita”, non si formalizza: il 13 agosto, scrive il direttore generale, “l’elisuperficie di Subiaco è stata utilizzata in emergenza per il trasporto di una persona ferita gravemente. L’intervento è avvenuto nella massima sicurezza”, garantisce Santonocito, che così conclude: “Sono felice che fin da subito questa importante struttura sia servita a salvare una vita. Ora a brevissimo la piena operatività dopo le prescritte autorizzazioni”. Stendendo un velo pietoso su quel “fin da subito” e “a brevissimo” per una piazzola attesa da ben 56 mesi, il Santo-subito è però smentito dal Soccorso Alpino Lazio che, in un comunicato stampa, ha fornito ben altra versione sull’accaduto. Si è trattata, infatti, dell’operazione “di recupero di un escursionista infortunatosi sul sentiero sulla rupe di Morra Ferogna. Sul posto è giunta l’eliambulanza del 118 della Regione Lazio con a bordo il tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino che ha sbarcato sul luogo dell’incidente il team sanitario. L’infortunato, dopo essere stato stabilizzato e posizionato sulla barella, è stato caricato a bordo dell’elicottero tramite verricello ed elitrasportato all’ospedale San Camillo di Roma”. Nessun cenno, dunque, né all’ospedale di Subiaco, né all’elisuperficie, dove l’elisoccorso è andata, infatti, soltanto a posizionarsi in appoggio tecnico mentre i sanitari prestavano le cure al ferito lì a Morra Ferogna. E nessun miracolo, quindi, del Santo-subito, a cui verrebbe invece, però stavolta sul serio, da porgli una domanda: ma se con una settimana quella elisuperficie ha davvero aiutato a “salvare una vita”, come scrive Santonocito, allora quante vite avrebbe potuto salvare nei 56 mesi precedenti se solo l’Asl avesse rispettato la scadenza dettata dal decreto regionale?

 

Antonio Sbraga